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Su TELEBELLUNO uno Speciale dedicato alla Mostra d’arte “Dolomiti: un mondo”

Continua il successo della splendida Mostra Collettiva, per il 10^ anniversario Fondazione Dolomiti Unesco, dal 15/06 al 9/07/2019 i visitatori potranno ammirare 130 Opere: Oli su tela, sculture, acquarelli.

TELEBELLUNO mandera’ in onda uno speciale dedicato alla Mostra a partire da domenica 23 giugno:

ORARI MESSA IN ONDA SU TELEBELLUNO (LCN 10)

Domenica 23/06/2019 alle ore 18.50 c. e ore 21.50 c.

Lunedì 24/06/2019 alle ore 16.20 c.

Martedì 25/06/2019 alle ore 20.50 c.

Mercoledì 26/06/2019 alle ore 11.50 c.

 

La presentazione della Dott.ssa Ombretta Frezza

Associazione Artisti Trevigiani Mostra Dolomiti : Un Sogno

Auronzo di Cadore 15 Giugno 2019

É grande emozione per noi, Associazione Artisti Trevigiani, essere qui oggi a festeggiare questo importante anniversario.

Ventisei nostri soci hanno accettato, entusiasticamente, l’invito del Comune di Auronzo a partecipare a questa mostra.

Sono artisti tra i più diversi per tecniche e stili: pittura, scultura, fotografia, arrivano a dialogare tra di loro, contaminandosi, creando una sinergica energia.

Non isolamento ma apertura, volontà di dare voce ad una pluralità che arriva a celebrare la montagna in ogni sua declinazione e aspetto.

Ogni singola tela, scultura, fotografia, incisione potrebbe essere comparata ad un tassello che va a comporre una caleidoscopica visione che conduce l’osservatore all’interno di un’esperienza emozionale, intima e spirituale.

Il colore si fa voce narrante, conducendoci dentro ogni opera e facendoci divenire tutt’uno con la stessa, protagonisti di un percorso sensoriale: occhi che ci portano a vedere e a stupirci, come se fosse la prima volta, dello straordinario spettacolo messo in scena dalla natura in ogni sua più piccola, impercettibile variazione, udito che ci porta a sentire i suoni della natura, canto meraviglioso di un paesaggio che si svela nei suoi segreti più reconditi, olfatto che ci porta ad avvertire profumi, odori che risvegliano in noi ricordi, attimi, fotogrammi di un passato che credevamo abbandonato, sopito, addormentato tra le pieghe della nostra anima e che invece si ridesta, tatto che ci porta ad accarezzare, sfiorare, abbracciare arrivando a creare un rapporto di totale sinergia con ciò che ci circonda.

Gli artisti raccontano la montagna nell’andare delle ore del giorno e del susseguirsi delle stagioni, svelandosi a noi in modo ancora candido e innocente, non stravolto dalla modernità che contraddistingue la nostra contemporaneità.

Colore, luce, aria che corteggiano lo spazio compositivo, si studiano, si cercano per poi farsi tutto e abbandonarsi ad una continua ricerca dal sapore impressionista fino alla conquista di soluzioni di matrice informale ed astratta.

Un paesaggio che potremo definire senza tempo, all’interno del quale l’uomo entra, lasciandosi alle spalle la frenesia di una quotidianità che corre a doppia velocità, finalmente libero dalle catene, gli affanni, le alienazioni di un mondo che sta perdendo, ogni giorno di più, il proprio orientamento.

Ciò che colpisce è il silenzio che accarezza e avvolge valli, laghi, cime innevate, boschi case, interrotto solamente dal suono di un vento che non fa paura, la cui eco bisbiglia all’orecchio dell’osservatore, storie, segreti, frasi dette e non dette, realtà mai davvero svelate totalmente.

Scorci che vorrei leggere come un estremo tentativo di salvaguardare la memoria di tutti quegli aspetti culturali e ambientali che avevano favorito l’insediamento delle comunità locali.

Colpiscono le notti i cui cieli sono puntinati di stelle che disegnano immaginarie figure che si perdono in un’immensità che smargina i propri confini: notti non avvertite come presagio di morte e oscurità ma come attimo della giornata, nel quale tutte le ansie si placano, dove il silenzio ci mette porta a metterci in ascolto di noi stessi, in una leopardiana attesa del domani, caricando il nostro cuore di speranze, aspettative, di una rinnovato bisogno di credere ancora nel domani, in ciò che sarà e in ciò che saprà darci come un dono unico e prezioso.

Sono boschi incantati che si animano di figure fantastiche, magiche che rimandano alle storiche leggende delle Dolomiti, creando un’atmosfera che riporta ognuno ad abbandonarci a vivere una fiaba, alimentando e mantenendo viva la memoria di una tradizione popolare e orale che si è tramandata di valle in valle, per secoli, giungendo, ancora inalterata, a noi oggi.

Di tutte le nostre opere noi ne abbiamo scelta una, la scultura realizzata dal nostro Presidente come emblema di ciò che è accaduto il 30 ottobre 2018, quando le nostre Dolomiti sono stare ferite, violentate, stravolte da un uragano di eccezionale portata.

Una scultura dal grande impatto visivo ed emotivo: lamiere che, consunte dal tempo, si muovono proprio, come gli alberi dei boschi che si sono arresi alla furia ceca di un vento traditore.

Una forza che ha stravolto il volto di quelle terre per sempre, la cicatrice che solca l’anima delle valli e dei suoi paesini e che oggi è visibile ai nostri occhi con la presenza di alberi ancora ripiegati su se stessi e caduti a terra, un popolo che non si è arreso, non si è lasciato travolgere da ciò che è accaduto ma si è rialzato, ha ripreso in mano la situazione ed è voluto ripartire, rimboccandosi le maniche, come solo la gente di montagna sa fare, con orgoglio, dignità e amore per la propria terra.

Ciò Silvano Bonazza lo rappresenta con una lastra di cristalli collocata tra le lamiere: da lì lascia che la luce filtri, bucando le nubi di quel cielo che non smetteva di piangere, vincendo l’oscurità di una notte angosciosa che sembrava non avere mai fine, facendosi, alba in un giorno come tanti che porta con sé il profumo della rinascita, del sapersi rialzare dopo essere caduti a terra, di credere nuovamente nella primavera dopo il più gelido degli inverni.

Ombretta Frezza

 

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